Scrigno segreto

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Saluto ai Giovani Studiosi del Prof. Massimo Miglio, Presidente dell’Istituto Storico Italiano per il Medioevo di Roma

 

L’intervento dei ragazzi dell’Istituto Comprensivo di Santa Maria a Colle

L’intervento dei ragazzi dell’Istituto Comprensivo di Licciana Nardi

L’intervento dei ragazzi dell’Istituto comprensivo di Camporgiano

L’esibizione del coro “Il flagioletto”

 

Attestato di partecipazione

Il simbolo della conchiglia

Adattamento per Young Historians Festival dell’articolo di Ilaria Sabbati: Il simbolismo della vela e della conchiglia, in «Quaderni del M.A.E.S. Mediae Aetatis Sodalicium, 15 (2017), pp. 51-67

Spesso capita nelle nostre chiese di vedere il simbolo della conchiglia riprodotto in varie situazioni pittoriche e decorative ma in modo del tutto particolare nelle acquasantiere. Queste simbolo non è affatto casuale poiché la conchiglia ha rivestito per tutto il medioevo un significato legato all’acqua ma anche alla resurrezione e quindi alla tomba. Il significato molteplice della parola arca, termine derivato da un verbo che significa proteggere, è adatto a spiegare la densità di significati che si raccoglie intorno alla figura-simbolo della conchiglia. Arca, infatti, è una parola che si riferisce al sarcofago, alla cassa dove si ripongono gli oggetti preziosi (si pensi all’arca dell’alleanza) e all’imbarcazione biblica per eccellenza. Curiosamente, ma non troppo, arca è anche un genere di bivalvi comune in tutto il Mediterraneo catalogato con questo nome da Linneo (1758) per la sua forma che collega così l’immagine del sepolcro alla simbologia della conchiglia. La duplice valenza della conchiglia, emblema di fertilità e al contempo simbolo della tomba, trova spiegazione nel fatto che in entrambi i casi si tratta di un occultamento a cui segue uno svelamento secondo una concezione precedente anche all’avvento del pensiero cristiano. Su tale substrato il cristianesimo ha posto il suo impianto interpretativo facendo diventare il binomio conchiglia-sepolcro un emblema non solo di vita ma anche di redenzione.

Ostrica che riceve i raggi del sole – Bestiario, Biblioteca Municipale di Valenciennes, 1230-1260 ca.

Un passo del Tesoro di Brunetto Latini: «Cochilla è un pesce di mare, lo quale sta chiuso con due ossa grosse, ed apre e chiude, e sta in fondo di mare, e la mattina e la sera viene a sommo, e toglie la rugiada. E poi sta al sole, e indurano alquanto queste gocciole della rugiada (…); poi quando sono cavate di queste cochille elle indurano e queste sono quelle che l’uomo chiama perle, le quali sono pietre di grande nobiltà, e specialmente in medicina; e come la rugiada è pura e netta, così sono le perle bianche e nette».

Prima ancora che diventassero il simbolo del pellegrinaggio compostellano, i fedeli cristiani facevano uso di conchiglie per segnalare le tombe e le raffiguravano su vasi e medaglie come dimostrano numerosi ritrovamenti del passato.  Ma per capire l’intero significato della conchiglia nella simbologia del pellegrinaggio va citato il miracolo del cavaliere ricoperto di conchiglie che sembra spiegare il loro utilizzo come oggetti devoti e ricordi di pellegrinaggio. Vuole la tradizione che Teodosio e Attanasio, discepoli di San Giacomo, mentre portavano il corpo in Galizia arrivarono in un luogo chiamato Bouzas. Stavano celebrando delle nozze quando il cavallo dello sposo inciampò e cadde in acqua sprofondando. Ma cavallo e cavaliere furono interamente ricoperti di conchiglie che li riportarono a galla. I discepoli fecero sapere che si trattava di un miracolo e che il corpo trasportato era quello di San Giacomo. In forza del fatto che era stata strumento della benevolenza dell’apostolo, si assunse così la conchiglia come simbolo del pellegrinaggio.

Giovenale da Orvieto, Miracolo di San Giacomo Maggiore, 1441. Museo Diocesano di Camerino.

Nel Codice Callistino, la grande raccolta di testi antichi che riguarda San Giacomo di Compostela, si sollecita il pellegrino a cucire sulle proprie vesti la conchiglia che diviene così il simbolo del pellegrinaggio, l’oggetto che testimonia la condizione di pellegrinaggio e il segno che indica le confraternite di pellegrini, gli ospedali dedicati a San Giacomo e tutti luoghi connessi a quel pellegrinaggio. Come i pellegrini che tornano da Gerusalemme portano con sé le palme così i pellegrini che rientrano da San Giacomo, portano con sé le conchiglie, avverte ilCodice Callistino spiegando che la conchiglia rappresenta le buone opere. Queste conchiglie hanno due valve tra le quali alloggia un mollusco affine all’ostrica e sulla superficie portano dei rilievi simili alle dita di una mano. Le valve rappresentano i due precetti della carità che proteggono la vita spirituale di chi le indossa; amare Dio più di ogni cosa e il suo prossimo come se stesso, la forma delle dita allude alle opere buone a cui egli impegna

Ecco dunque che il simbolo che così spesso troviamo negli edifici sacri cristiani, ma non solo, prende senso alla luce della storia che ci ha preceduti e della sua interpretazione della natura. Anche se spesso non ce ne rendiamo nemmeno conto.

Anche se la conchiglia è il più conosciuto e diffuso, ogni grande luogo di pellegrinaggio aveva il proprio simbolo specifico. Santiago aveva la conchiglia, Gerusalemme aveva la palma, Roma aveva le chiavi di San Pietro e anche Lucca aveva il proprio: l’effigie del Volto Santo. Scoprine altri cliccando qui

Insegna di pellegrinaggio del Volto Santo di Lucca, XIV secolo, Pas-de-Calais, Francia

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